…And The Oscar Goes To…Argo!

26.02.2013

 

Cari Amici,

 

So bene che dopo settimane di silenzio vi aspettereste di leggere qualche news di scarpe…eppure, data la mia sconfinata passione anche per il cinema, voglio darvi il mio personalissimo parere sul film che ha trionfato agli Oscar 2013…Argo!

 

Ecco a voi la mia recensione…

 

Nel 1979 lo Scià di Persia Reza Pahlavi fu rovesciato dal popolo iraniano e trovò rifugio negli Stati Uniti che lo avevano insediato e ne avevano appoggiato il regime assolutista.

 

Chiedendo che il monarca fosse riconsegnato all’ Iran e processato nel suo paese, un gruppo di studenti sostenitori dell’  Ayatollah Khomeyni invase l’ambasciata americana prendendo in ostaggio cinquantadue persone. Sei funzionari riuscirono però a scappare nascondendosi per settimane     nell’ abitazione dell’ ambasciatore canadese.

 

 

 

Partendo da questo evento di cronaca, la pellicola narra di come l’agente della CIA Tony Mendez riuscì ad arrivare a Teheran e a far uscire dal paese i sei americani la cui esistenza era ancora ignota ai khomeinisti, sotto falsa identità.

 

Ufficialmente si trattò infatti di una troupe cinematografica che voleva girare in Iran le riprese di un film intitolato: “ Argo” .

 

L’incredibile vicenda fu declassata da Bill Clinton nel 1997, potendo essere così svelata al mondo.

 

 

 

Sono due gli aspetti interessanti di questa pellicola  che profuma di nomination all’ Oscar…

 

Anzitutto lo sguardo distaccato ed obiettivo del regista Ben Affleck che, nel raccontare una storia così drammatica non cade nella consueta trappola di disegnare gli Stati Uniti come dei salvatori integerrimi e la CIA  come l’eroe buono mascherato.

 

Al contrario non concede sconti sull’ ambiguità del suo paese che negli anni ha sostenuto regimi sanguinari, come quello di Pahalavi appunto, per salvaguardare il proprio interesse, in questo caso il petrolio, che ha sempre nascosto troppi segreti ( emblematica la sequenza della distruzione dei documenti prima della presa dell’ambasciata) tanto che risulta difficile condividere fino in fondo o comunque non condannare del tutto la sua politica.

 

 

 

In secondo luogo risulta rilevante l’intensa introspezione psicologica dei personaggi.

 

Tony Mendez, interpretato ottimamente dallo stesso Affleck, è un ottimo agente, ma il lavoro sta pericolosamente distruggendo il suo equilibrio ed i suoi rapporti famigliari, i sei funzionari sono giovani politicamente impegnati ed appassionati ma a tratti non sembrano rendersi conto del meccanismo letale all’interno del quale si trovano. Infine, i finti produttori di “Argo”, due leoni del cinema del calibro di Alan Arkin e John Goodman non potrebbero rappresentare meglio quell’affascinante mondo fasullo che è la mecca hollywoodiana.

 

 

 

L’ottima prestazione dell’intero cast insieme ad un montaggio e una colonna sonora dai ritmi serrati creano un costante coinvolgimento emotivo ed una totale partecipazione del pubblico in sala che avrà modo di riflettere su questa pagina di recente passato che mai come in questo periodo è così legata al presente.

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