Marrakech Express

La mia fame di conoscenza e la mia curiosità si soddisfano da sempre con delle ottime letture, piuttosto che con i viaggi. Continuo a credere che per me non ci sia riposo e ristoro migliore dell’ otium latino, o, meglio, della σχολή greca, in cui lo studio e la contemplazione sono la vera ricchezza di chi può permettersi del tempo libero. Datemi un libro ed una poltrona vista mare e sarò felice.

Marrakech

Se da un lato crescendo ho sentito il bisogno di collegare a qualcosa di tangibile i racconti e le avventure che riposano sulla libreria di casa, una parte di me è convinta che negli ultimi trent’anni al senso del viaggio sia stata negata quella parte fondamentale di autenticità per qualcosa di incompleto e falsato.

El Bahia Palace, Marrakech

Fatte salve poche aree di mondo, la visuale sulla realtà straniera concessa a qualsiasi genere di turista, da quello con lo zaino in spalla al pigro ospite di un hotel stellato passando per quella cosa da incubo dei gruppi organizzati, è forzata, univoca e, soprattutto, omologata.

Sono partita per la città berbera con una valigia leggera e col pensiero a “Marrakech Express” cult movie italiano degli anni ’90, in cui Gabriele Salvatores racconta di quattro amici che da Milano partono alla volta del Marocco per salvare un amico detenuto in carcere.

Marrakech Express

Io che oggi sono praticamente coetanea di Marco, Paolino e Cedro e del Ponchia protagonisti di quella pellicola indimenticabile, ho riscoperto una città caotica ed affascinante, che cambia volto seguendo le fasi solari, raggiungendo il climax di rumori, odori, umanità e scompiglio nel pomeriggio inoltrato appena prima di cullarsi in tramonti straordinari che lasciano spazio a sere d’altri tempi.

Ho amato il silenzio fresco e riposante del mio riad, i vicoli labirintici pieni di gatti meravigliosi a cui ho regalato carezze e parole di affetto, l’ adhān recitato dai minareti delle moschee cinque volte al giorno che dava una potenza epica all’atmosfera circostante, i nidi delle cicogne che riposavano quiete col sole allo zenith sulle mura del Palazzo El Badi, l’hammam ed i massaggi che mi hanno coccolata dopo giornate intense e stancanti.

storks in Marrakech

La uniform di questi cinque giorni di vacanza è stata sempre la stessa: t shirt bianca e pantaloni leggeri durante il giorno, a cui aggiungere un paio di Birkenstock, calzatura fondamentale per le lunghe camminate nella medina.

La suola alta ed ergonomica garantisce la comodità ed il riparo dalle strade sterrate e non propriamente pulite, lasciando però liberi i piedi che ringrazieranno 😉

Io ho scelto il classico modello Arizona: doppio cinturino e pelle grainy dorata, è stato un ottimo compagno di viaggio…

Marrakech 2017

Birkenstock Arizona Nubuck Leather Narrow Pebbles Metallic Sandal

Stesse caratteristiche funzionali, una resa diametralmente opposta ed altrettanto interessante potrebbe avere il sandalo Creeper Bow by Fenty, ultimo nato nella linea che Rhianna sta disegnando per Puma con grande successo. Sono in vendita a partire dall’11 maggio, quindi se partite nel weekend avete ancora tempo 😉

Fenty Creeper Bow Sandal by Rhianna

La crema solare è fondamentale almeno quanto un cappello ed una borsa di paglia: se la prima non si può assolutamente dimenticare facendo i bagagli, per gli altri due potete rimediare nella piazzetta delle spezie, il mio angolo della medina preferito in assoluto rispetto alla dispersiva e faticosissima Jama El Fnaa : le signore velate che vendono qualsiasi oggetto possibile in raffia, personalizzano borse perfette per l’estate, ricamando sul momento dettagli di pon pon e scritte colorate, assecondando con astuzia quella che è una tendenza tutta europea

Dopo un succo avocado, dattero ed arancia al Cafè Des Epices, se non avete pretese troppo complicate, potreste ottenere una tote dall’ effetto simile a questa meravigliosa delle sorelle Muzungu made in Sicily per molti meno euro 😉

Cafè Des Epices, Marrakech 2017

Muzungu Sisters Tote

Nel souk più grande del Marocco, una distesa infinita di vicoli coperti che vendono tutti le stesse cose senza soluzione di continuità, si alternano due tattiche diverse di vendita: da un lato i disturbatori delle bancarelle che tentano in tutti i modi di catturare l’attenzione dei turisti e di trascinarli all’interno per comprare qualcosa, dall’altro i venditori dei negozi che ostentano una totale indifferenza, forti dell’esposizione della stessa merce ma in spazi grandi ed ordinati e delle foto di qualche celebrity  che ha acquistato da loro appesa al muro.

Io ai mercati di tutto il mondo ho sempre la stessa reazione: rifiuto completo. Troppe cose tutte insieme per me equivalgono alla perdita totale dell’interesse: ecco perchè dell’offerta infinita di merce totalmente superflua per non dire commerciale, l’unica cosa che ho acquistato è stato l’olio di argan..se non qui, dove altrimenti?

Marrakech

Il mio abbigliamente serale si è rivelato altrettanto semplice: caftano o abito rigorosamente lungo maniche lunghe mentre ai piedi è stata tutta una questione di babouches !

Sulla strada per il museo di Dar Si Said, mi sono imbattuta nella bottega di Mohammad Daoudi che confeziona le calzature tradizionali marocchine più belle e comode che ho trovato in città: bellissimo il modello scamosciato nei colori del pistacchio e del blu ❤

Se vi sentite più sicure portandovi già dietro l’outfit per la sera, allora vi consiglio un modello a caso fra le slippers di Sanayi 313, marchio turco nato dall’idea di due fratelli che hanno creato ad Istanbul uno spazio creativo che fa dialogare ai massimi livelli design arte e cibo…

Vi darete ancora ai pon pon mixati alle righe?

Sanayi 313 slippers

..oppure preferite i preziosi ricami d’argento del modello Greta perfetti per un pranzo al Mamounia? 😉

Sanayi 313 Greta slippers

Momento indimenticabile è stata la visita ai Giardini Majorelle: proprietà del pittore Jacques Majorelle dagli anni ’20, questo luogo d’incanto fu acquistato nel 1980 da Yves Saint Laurent e dal compagno Pierre Bergè che l’avevano scoperto nel 1966 durante il loro primo soggiorno a Marrakech.

Majorelle Gardens, Marrakech

Per tentare di capire in parte il significato che Villa Oasis ebbe per i due personaggi francesi che hanno contributo a scrivere la storia ed il costume del nostro tempo, ho trascorso l’intera giornata passeggiando i viali blu del meraviglioso palmeto della dimora frastagliato di piante ed alberi esotici, con una felicità ed un senso di beatitudine che raramente ho sentito…

..Mentre da Parigi giungeva la notizia del suo matrimonio con l’architetto americano Madison Cox, Pierre Bergè, ultimo testimone dell’amore, dell’arte e della creatività di Yves, entrava a Villa Oasis davanti allo sguardo distratto di centinaia di turisti ignari di essere in coda per visitare una parte della sua casa…

Quello è stato il momento esatto in cui si è palesato il collegamento tra le mie letture ed il viaggio che stavo compiendo, a riprova del fatto che osservare con gli occhi della conoscenza, ci fa ritrovare sempre quell’autenticità che sembra perduta.

Pierre Bergè, Marrakech 2017

2 pensieri su “Marrakech Express

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