How Incorrect Is The Politically Correct

In questi giorni ho seguito con un misto di incredulità e divertimento la vicenda che ha coinvolto Stefano Gabbana e Domenico Dolce in quello che è diventato un incidente diplomatico con la Cina…

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Dolce&Gabbana

La sfilata  di Shanghai era sicuramente l’evento più atteso di questa fine di novembre insieme a quella di Valentino a Tokyo il prossimo 27 del mese, eppure qualcosa è andato storto suscitando reazioni a dir poco esagerate.

Tutto è partito da tre video promozionali che potevano essere anche divertenti nella loro stupida leggerezza ma che evidentemente, risultando politicamente scorretti per i tempi che corrono, hanno urtato la sensibilità di qualcuno…A me sono piaciuti nel loro tono scanzonato tipico italiano 😉

In fondo la coppia di stilisti ha costruito il suo successo sui luoghi comuni del nostro Belpaese perchè l’ironia mista al talento e alla creatività sono ciò che rende unico il Made in Italy. E nessuno si è mai indignato…

Da questi spot alquanto insulsi è seguito un tam tam mediatico per cui alcune piattaforme cinesi hanno eliminato i video incriminati, dal momento che, ricordiamolo sempre, la Cina non è una democrazia e la libertà di stampa e di espressione sono fortemente limitate.

Ma la cosa divertente è arrivata quando è apparso uno screenshot in cui l’account Instagram di Stefano Gabbana insultava il popolo cinese con frasi come “Cina Ignorante Mafia sporca puzzolente”, in una discussione privata avuta sul social con il blog di moda Diet Prada .

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Dolce&Gabbana

In effetti il buon Stefano avrebbe dovuto continuare a postare i video dei suoi gatti o delle sedute di allenamento invece di gettarsi in un ginepraio come quello dei commenti online…Ha addirittura provato a giustificare l’accaduto con un presunto hackeraggio del suo account, ma a quel punto il danno era consumato e la sfilata è stata cancellata.

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Dolce&Gabbana

La cosa più grave è stata poi l’esclusione del marchio italiano dalle più importanti piattaforme asiatiche dell’ e-commerce ed una presa di distanze anche dal gruppo Yoox Net-a-porter, che a breve potrebbe prendere parte al boicottaggio.

A questo punto sono arrivate in corner le scuse ufficiali dei due stilisti, in un video che è ancor più parodia di quelli che promuovevano l’evento di Shanghai.

C’è soltanto un barlume di verità nelle parole di Stefano ed è nella frase: “Vogliamo chiedere scusa a tutti i Cinesi nel mondo perchè ce ne sono molti”.

Il punto infatti non sta nello scusarsi perchè si è commesso chissà quale oltraggio o offesa al popolo in sè, ma nel correre ai ripari per salvaguardare il business multimilionario che il mercato cinese genera in maniera crescente ogni stagione e che ha assoggettato tutte le case di moda ad una sorta di sudditanza verso l’Oriente per puro interesse economico.

C’è questa cosa che nei salotti buoni non si può dire ma che sta uccidendo ogni possibilità di dire fare o pensare qualcosa che non aderisca completamente al trend momentaneo per cui tutti sono belli simpatici intelligenti e di talento allo stesso modo.

La dittatura del popolino dei social ha portato recentemente il direttore marketing di Victoria’s Secret a scusarsi perchè in un’intervista rilasciata a Vogue avrebbe detto che il marchio non vuole modelle curvy nè trasgender dal momento che non rappresentano la fantasia che il brand vuole comunicare. Ed Razek ha perfettamente ragione, ma non si può dire, anzi rischiamo di vedere sparire gli Angeli dalla passerella del prossimo anno soltanto per vendere delle mutande da 15 dollari anche alle donne grasse che in effetti sono numericamente di più di quelle magre nel mondo…

Ciò che più mi sconcerta è la celebrazione di questa falsa inclusività politicamente corretta ma anche terribilmente noiosa ed ipocrita perchè dettata da strategie puramente commerciali. Nel giro di pochi anni tutto si è uniformato ed è stato edulcorato in maniera totalmente finta soltanto per acquisire una fetta sempre maggiore di potenziali acquirenti, senza escludere nessuno. Ecco perchè i testimonial non sono più un modello aspirazionale ma l’immagine che un qualsiasi individuo senza qualità ha di se stesso quando si guarda allo specchio.

Detto questo il mondo della moda vive ciclicamente di big drama che verranno presto dimenticati…Ricordo i tempi in cui Kate Moss perse tutti i contratti di lavoro a causa di un paio di foto ad un after party in cui sniffava cocaina, o quando Jennifer Lopez fu licenziata da Louis Vuitton per aver letteralmente rubato dal set tutte le borse e gli accessori del marchio di cui era ambassador…

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Kate Moss, 2005

Entrambe hanno quadruplicato i loro introiti dopo questi incidenti di percorso e penso che l’azienda Dolce & Gabbana manterrà la sua costante crescita di fatturato anche dopo questa immeritata doccia fredda.