McQueen The Movie

Nei centodieci minuti di pellicola in cui ho trattenuto a stento le lacrime mentre il nodo in gola si scioglieva sul tragico finale, ho vissuto le medesime emozioni di quell’ indimenticabile weekend londinese di cui andai a vedere la mostra Savage Beauty al Victoria&Albert Museum.

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Da sempre ho un legame particolare con Londra e con tutto ciò che la capitale inglese ha significato per me sin dall’adolescenza: musica, letteratura, ribellione, storia, costume, libertà e moda.
Il primo casting che mi ha aperto le porte di questo mondo folle e meraviglioso fu per Vivienne Westwood e da ormai svariati anni il lavoro da Alexander McQueen mi ha cambiato la vita, accogliendomi sin dal primo giorno come una famiglia da cui non ho mai smesso di imparare e a cui devo moltissimo.
Il documentario di Ian Bonhote e Peter Ettedgui descrive perfettamente la figura di uno stilista geniale che ha portato in passerella pure opere d’arte, ma soprattutto delinea senza sfumature il mondo del fashion per come è realmente.
Parafrasando Giorgio Gaber, solo in apparenza la moda è  alla portata di tutti: ognuno si veste come vuole e tutti si vestono come vuole la moda..
È un ambiente spietato quello in cui ci muoviamo tutti i giorni, che ti obbliga alla più completa dedizione, confondendo fino ad infrangere i confini che separano il lavoro dal privato, che non ti include facilmente ma che altrettanto facilmente ti taglia fuori, mentre le stesse persone con cui hai condiviso tutto ventiquattr’ore al giorno sette giorni su sette per un tempo infinito possono diventare degli estranei nel giro di poche ore.
C’è soltanto una cosa che tiene in piedi questo meccanismo complesso: la passione. Passione che significa ricerca, sperimentazione e dedizione, ciò che fa alzare l’ asticella del “possibile” sempre un po’ di più rispetto agli altri, che si alimenta di fantasie, che reinterpreta il passato con una visione moderna ed originale fino a plasmare il futuro.
Talento e passione esistono al di là dei soldi e della fama ma è con soldi e fama che trovano i mezzi illimitati per continuare a produrre quel sogno.

No one discovered Alexander McQueen. McQueen discovered himself

Così un ragazzo sovrappeso dell’East End è diventato direttore creativo di Givenchy grazie al suo talento visionario, ricevendo la consacrazione che soltanto Parigi può dare e ha scritto un importante capitolo della storia della moda col marchio che porta il suo nome e che ancora oggi vive della memoria di Lee e delle sue opere immortali.

Voto 4/5