Quant’è Scorretto Il Politicamente Corretto

Essere pc (politicamente corretto) non è più pc. E’ più hip essere grevi, così, giusto per spararsi una posa, come succede con tutte le cose hip. Un atteggiamento anit-pc si è ormai imposto a livello generale. Sorprende vedere come i registi possano fare il loro lavoro senza venire censurati.

La violenza di Salvate il Soldato Ryan (forse il più violento film mai realizzato) sarebbe stata giudicata intollerabile una decina di anni fa; oggi è stata lodata. Steven Spielberg, il più potente cineasta di Hollywood, che un tempo aveva diretto Il colore viola, sarebbe stato accusato di ipocrisia e cattivo gusto se non avesse mostrato la realtà virtuale di quegli intestini squarciati e di quelle teste che esplodevano.

Fight club di David Fincher è così nuovo e disturbante non per via della violenza, ma piuttosto perchè vuol mostrare ciò che gli uomini pensano ma non dicono mai, e cioè che la violenza sia qualcosa di nobilitante, e che il dolore va bene, e che un mondo senza donne sarebbe preferibile.
Si prende il vecchio femminismo e gli si dà una bella pedata.
La parte più giovane del pubblico femminile si è divertita assistendo a quella che è parsa la critica di un comportamento maschile da bruti sempliciotti.

La scena infame dello sperma in Tutti Pazzy per Mary in un certo senso riassume il nuovo disprezzo nei confronti del pc. Porno a parte, era la prima volta che quella cosa veniva mostrata (e usata a fini comici)…
Il pubblico, invece di esserne turbato, si è scompisciato dalle risate. Ciò che era alternativo è diventato di massa.

Ho imparato di persona come si sia verificato questo spostamento del gusto seguendo il destino di American Psycho, il mio romanzo su uno yuppie di Wall Street che è anche un serial killer (o almeno immagina di esserlo). Quando alcune delle sue pagine più violente (descrizioni dettagliate di torture a uomini donne bambini e animali) furono anticipate dalla stampa, laNOW, National Organization for Women, si agitò tantissimo.

Un mese prima della pubblicazione il libro fu tolto dai programmi dell’editrice S&S; quando infine fu posto in vendita, nel’91, fui minacciato di morte. Nell’unica intervista che fui autorizzato a concedere, evitai di dire che il libro in fondo era comico, con momenti farseschi e satirici: la NOW minacciava di boicottare il mio nuovo editore K-V se quel vile scampolo di immondizia avesse visto la luce.

Nove anni dopo il libro è stato riabilitato nel momento in cui la più amata tra le stelle del cinema per adolescenti (insieme al più grande box office del mondo) decise di interpretare un ruolo nel film tratto dal romanzo.

AP nn era più un libro morboso e pericoloso, ma un’accetabile merce hollywoodiana: Leo DiCaprio voleva far seguire al successo di Titanic un ruolo da serial killer vizioso. Aveva capito che i modi estremi del protagonista del romanzo Patrick Bateman erano una metafora dei gretti, materialistici anni’80, e che il personaggio (creatura d’invenzione, misto di humor e orrore: la lingua franca della generazione Dicaprio ) poteva rappresentarli in maniera ancor più chiara a distanza di un decennio.

Davanti all’arte più controversa il pubblico non si sente più oltraggiato, lo prova la popolarità di artisti come Quentin Tarantino, Damien Hirst ed Eminem. Anche la mostra Sensation, una rassegna dei giovani artisti inglesi della collezione Saatchi piena di opere che avevano a che fare col sesso, la religone e la vivisezione, non ha scandalizzato alcuno.

L’attacco che il sindaco di New York Giuliani le scatenò contro nel momento dell’inaugurazione, non fece che accrescerne l’eco e irrobustire il cinismo verso la politica, perchè, tra parentesi, era alle porte un anno elettorale.

Gli artisti veramente scandalosi non lo sono mai di proposito. Di solito succede per caso, è l’attraversamento di una linea che un non sa di aver attraversato finchè qualcuno non glielo dice.
Io non ho seminato violenza nella società statunitense, l’ho semplicemente riflessa in un romanzo.

Quando un artista si censura da sè, quello che sta facendo non è arte.Se si verifica questa sconnessione, o se la cultura pretende che si verifichi, succede qualcosa di terribile: viene meno la verità e si crea un vuoto là dove ci dovrebbe essere onestà.

AP origina dal distacco che un giovane uomo prova nei confronti dei valori della società in cui vive.
Io non ne potevo più della presa che il pc aveva sulla cultura, e del fatto che non permettesse alla gente di ammettere le cose che pensava e di reagire ad esse in modo umano e naturale.

La correttezza politica si comportava come una specie di Grande Fratello, ci diceva che quello che provavamo era scorretto. Era intollerabile, e può essere che per questo abbia deciso di esplorare il lato represso ed oscuro di P. Bateman, spingendomi a un livello ancor più raccapricciante di quello che all’inizio, quando cominciai a scrivere il libro, mi figuravo.

Un artista non dovrebbe essere prudente o responsabile, perchè questo è proprio ciò che destabilizza una cultura. Certa arte alternativa è cattiva, cert’altra è buona, ma gli standard del pc non dovrebbero essere i parametri estetici della cultura. La generazione che pratica il videogioco Doom capisce istintivamente che i videogame sono parodie, divertenti astrazioni della violenza, e sa riconoscere la violenza implicita nella nostra società.

La generazione che ha accolto o almeno è incline a non condannare AP sa che la violenza, entro i confini di un video, un film, un libro, è precisamente questo: rappresentazione, non realtà.
Quando emerse il gangsta rap, ci fu una reazione impaurita al cospetto delle conturbanti modalità narrative delle minoranze escluse dal privilegio che predicavano contro le ingiustizie sociali. NWA voleva sparare alla polizia.

Più di recente, il rapper bianco Eminem voleva ammazzare la sua ex moglie e ci riusciva nel video Bonnie and Clyde’97, e tutti ridevano. Ciò che nel gangsta rap turbava non era dato da quanto automaticamente esso rispecchiasse la propria cultura. Davvero sorprendente era che la violenza e la misoginia tipica del rap se le fosse appropriate la cultura dominante bianca, ispirando Eminem, Kid Rock e innumerevoli altri artisti hip hop. La loro non era la rabbia di una minoranza in una società razzista: era l’allure di pericolo e di violenza, di sesso e ricchezza, un mondo di fantasia che i giovani bianchi potevano mutuare senza vivere realmente le esperienze dei loro coetanei neri.

Negli anni del pc la gente aveva paura di mettersi le pellicce. Ma la cultura hip hop non badava alla Società per la protezione degli animali. I rapper se le mettevano, le pellicce, e grossi gioielli d’oro e diamanti. Era il linguaggio della ricchezza e dell’ostentazione, un modo per dire: “Ce l’ho fatta”. Una volta infranta la barriera, gli stilisti bianchi l’hanno adottata.
L’alta moda ora progetta scarpe, borse, sciarpe di pelliccia, ma è una parodia come dire: “sono hip hop ho capito l’antifona” , standosene al calduccio in quel puro disinibito decadentismo che la pelliccia sa procurare.

Paradossalmente l’invenzione della tv della vita vera (specie Chi vuol essere milionario)pare suggerirci che la realtà è ciò che interessa e sorprende. Pare che la vita somiglia a un film o a uno show tv, e che vivere significa sempre di più rappresentarsi, la nozione di ciò che è ammissibile sembra essere allargata.

Viviamo in una cultura dell’esibizione, definiti dagli abiti che indossiamo, dalle preferenze sessuali, da come appariamo, come gli attori. Il linguaggio anti-pc si è rivelato appropriato sia per le reti tv sia per il cinema commerciale.

In South Park Saddam Hussein è ritratto come l’amante gay del diavolo e non si sente un solo palpito nè dalla chiesa cattolica nè dalla lega per la decenza.
South Park incorpora pure nell’ambito di un film di animazione, una terminologia sessuale esplicita. Non è divertente a cagione dei toni scatologici o per via degli insulti razziali e di genere,ma perchè cattura una verità sui bambini che all’alba dei cartoni televisivi spinti la gente non era autorizzata ad esplorare senza essere censurata. Un pubblico nuovo chiede verità perchè sa di trovarsi in una cultura alterata.

Dire la verità, ammetere ciò che è logico, ecco ciò che realmente turba: che i ragazzini possano essere crudeli, le donne diverse dagli uomini, e che la gente esibisca ricchezza e status sociale a spese degli altri.

Alla fine AP è stato girato senza DiCaprio, per una serie di motivi. Al suo posto, l’ha fatto un cast di star del cinema indipendente.
Forse, la cosa più stupefacente, considerata la reazione iniziale in pretto stile pc nei confronti del libro,è che una donna lo abbia scritto e diretto.

Ne sono gratificato, non sorpreso. Non almeno quanto lo sono ad un certo passo dell’Ulissee da ciò che Joyce riuscì a vedere nel cuore di Molly Bloom-cose che servono, anche in questi brutti tempi, a ricordarci che la bellezza e l’amore possono esistere anche in un mondo fondato su artificio, confusione e apparenza.

Bret Easton Ellis, Marie Claire Italia, Ottobre 2000