Ad Astra

Attendo il giorno in cui avrò sconfitto la mia solitudine e sarò a casa.

 

Sembra fin troppo chiaro dall’inizio che il maggiore Roy McBride dovrà affrontare un viaggio di 2.714 mila miliardi di km dalla Terra e raggiungere Nettuno passando per la Luna e Marte, non tanto per completare l’ennesima missione salva mondo, ma per ritrovare se stesso, risolvere il rapporto col padre e fare ritorno con una nuova e reale stabilità emotiva.

Ecco perchè il film di James Gray risulta inutile e svalutato tanto quanto la frase latina diventata slogan da t-shirt Ad Astra Per Aspera , che il regista sembra voler parafrasare in maniera tutt’altro che velata.

locandina (7)

Ad Astra

Insomma, se da un lato per raggiungere la catarsi bisogna soffrire, lo stesso caos e le stesse difficoltà ci sono sul nostro pianeta così come sulle stelle lontane.

Noi, divoratori di mondi, abbiamo la capacità di distruggere anche la meraviglia. Per il resto è tutto un déjà vu: un po’ Gravity, un po’ The Martian, con alcune atmosfere alla Villeneuve dell’ultimo Blade Runner, persino con gli scatti fotografici di Terrence Malick.

Brad Pitt pensa a compiere l’impresa senza troppi intoppi, ottimo interprete eternamente triste mentre risponde ai test psico attitudinali con lo stesso autismo glaciale già sperimentato da Ryan Gosling nel recente e bellissimo First Man. I suoi occhi lontani e lo sguardo apatico danno spessore ad alcuni momenti che tradiscono lo sbadiglio.

C’è un passaggio che mi ha fatto pensare ad una sorta di versione splatter della scena iniziale di 2001 Odissea Nello Spazio, mentre la presenza assenza di Liv Tyler e dei suoi video messaggi stringono l’occhio a lei ragazzina con lo stesso ruolo di compagna di un astronauta (allora si trattava di Ben Affleck) in Armageddon.

Caro James, torna alle tue cupe e meravigliose atmosfere newyorkesi…

Voto 2/5