Birdman

“Chi non riesce a diventare un artista diventa un critico come chi non può fare il soldato diventa un traditore”. Inarritu, allontanandosi dalla strada consueta del racconto di vite parallele che si incrociano per tragiche coincidenze, completa il pensiero Flaubert con questa sua ultima pellicola che sembra urlare in tutti i modi che chi non può essere un grande uomo diventa un bravo attore.
Sì perchè i personaggi messi in scena dal regista messicano nascono o sperano in una nuova rinascita soltanto sul palcoscenico, mentre ormai si sono arresi ai fallimenti delle loro vite, delle loro relazioni sentimentali e del loro equilibrio interiore.
Ciò che rende il tutto così interessante poi, è il gioco di specchi tra il film che lo spettatore segue, il teatro di Broadway in cui gli attori si lanciano in un (pessimo) adattamento di “ Di Cosa Parliamo Quando Parliamo D’Amore”, racconto che dà il titolo alla raccolta di short stories più famosa di Raymond Carver e gli attori stessi, Michael Keaton ed Edward Norton su tutti, che sembrano prestare alla scena le loro vite reali.
Se il primo infatti deve ancora oggi la fama al Batman di Tim Burton degli anni’90, mentre la sua carriera è bruscamente deragliata dopo aver rifiutato di girare il terzo capitolo sull’eroe alato, il secondo ci ha regalato personaggi da Oscar sin dagli esordi e questa interpretazione ne è l’ennesima conferma, ma si ha come l’impressione che questo recitare così sofferto, rabbioso e di puro talento sia tutto ciò che si possa avere di lui come uomo anche fuori dal grande schermo.

Birdman

Birdman

E’ il motivo principale, forse l’unico, per cui si segue con un certo pruriginoso interesse lo svolgersi delle vicende in questa pellicola che per il resto risulta fastidiosa nel suo malcelato obiettivo di posizionarsi come outsider alla prossima corsa per gli Academy Awards nonché come cult movie dei cinefili versione 2.0.
L’utilizzo (quasi) ininterrotto del piano sequenza, la scasione del tempo a ritmo di jazz alternato a pezzi “facili” di musica classica ( vedi alla voce Mahler, Rachmaninoff e Tchaicovsky), visioni oniriche e un paio di dialoghi taglienti e battute scontate, giocano la facile carta della geniale originalità fra giovani ignoranti o semplici neofiti che cercheranno così di decostruire in poche mosse il cinema “tradizionale” e il mondo dell’arte e degli artisti.

Voto 3/5

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