Disobedience

Whenever I’m alone with you
You make me feel like I am home again

In una pellicola fatta di silenzi e sguardi persi nel vuoto del dubbio, tutto il significato della vita delle protagoniste si sintetizza perfettamente in un’unica scena, quando Ronit ed Esti, una Rachel Weisz meravigliosamente inquieta affiancata da una timida e bravissima Rachel McAdams si ritrovano finalmente sole.

Whenever I’m alone with you
You make me feel like I am whole again

Un incontro che ha il sapore di un ritrovarsi e riconoscersi nuovamente in una casa vuota, quella del rabbino padre di Ronit, dove le impronte lasciate dai mobili e dai quadri su pavimenti e pareti, già testimoni del loro amore clandestino, tornano a prendere vita attraverso Lovesong la canzone dei Cure che rieccheggia lontana da un piccolo stereo ancora funzionante…

Whenever I’m alone with you
You make me feel like I am young again

Basta alzare il volume perchè in un attimo il passato riaffiori e riduca al nulla l’arco temporale durante il quale Esti è diventata una moglie devota ai dettami della comunità ortodossa in cui è inserita e Ronit, fuggita a New York per lasciarsi alle spalle quel microcosmo fatto di costrizioni sociali e famigliari è oggi una fotografa affermata ed indipendente.

However far away
I will always love you

La scelta di essere se stesse, di riappropriarsi dell’amore che non è mai cambiato, si compie in quella casa, in una scena che si pone esattamente a metà fra l’omelia iniziale del rabbino capo sul libero arbitrio e il discorso che chiude la storia, pronunciato da Dovit, il terzo protagonista del film, l’amico del cuore di Ronit ed il marito di Esti : “Non c’è nulla di più tenero o veritiero del legittimo sentimento di essere liberi”

locandina (1)

Disobedience

Voto 3/5