Fortunata

E’ una storia di passi l’ultimo lavoro di Sergio Castellitto, lungo il percorso difficile ed insensato della vita.

Conosciamo subito la protagonista con una lunga inquadratura fissa solo sulle sue gambe il cui incedere veloce e sgraziato resta il tratto dominante di tutto il film e camminiamo con lei per le strade di una Roma desolata ed ostile, dove l’attrito razziale e il disagio quotidiano non lasciano spazio alla speranza.

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Fortunata

Quelle zeppe troppo alte e scomode sono l’elemento fondamentale intorno a cui Jasmine Trinca costruisce il personaggio di Fortunata. L’attrice romana ha tradotto la sua timidezza, l’essere impacciata, vagamente goffa e mascolina nella volgarità genuina e nella rabbia quasi infantile di questa donna sola contro un mondo che non le ha fatto sconti.

Ne è nato il ruolo più completo e maturo della sua carriera che non a caso le è valso il premio come miglior interpretazione femminile nella sezione Un Certain Regard all’ultimo Festival di Cannes

Una pellicola che guarda al cinema italiano di ieri, su tutti il Pasolini di “Accattone” e di “Mamma Roma” , per parlare del nostro presente, in fondo così poco diverso da allora…

Cento minuti che scorrono proprio per questo con qualche manierismo di troppo ed inciampano in alcuni passaggi, quando, per esempio, il personaggio di Patrizio interpretato da Stefano Accorsi richiama forzatamente il Timoteo di “Non Ti Muovere”, film che resta il migliore delle opere scritte e dirette a quattro mani da Castellitto e dalla moglie Margaret Mazzantini.

Una nota particolare va all’ottimo lavoro di Alessandro Borghi, il cui Chicano è senza dubbio il ruolo maschile più indovinato, nel suo essere troppo debole e dipendente per permettersi anche solo l’idea di un cambiamento e all’ esordiente Nicole Centanni, di soli nove anni, che si è trasformata nella figlia di Fortunata in maniera impeccabile. Del resto il futuro è delle donne…

Voto 3/5