Gone Girl

C’è stato un momento in cui David Fincher ha deciso di prendersi una pausa dalla sua indagine ossessiva ed ossessionante sulla violenza e sulla paura, regalandoci Il Curioso Caso di Benjamin Button e The Social Network, titoli che per motivi diametralmente opposti hanno però segnato entrambi la storia del cinema del terzo millennio.
Fino al 2007, infatti, il regista statunitense si era impegnato a sviscerare i lati più oscuri e remoti dell’animo umano in modo straordinario, tanto che poco più di cinque pellicole, su tutte cult assoluti come Seven e Fight Club, erano bastate per farlo entrare di diritto nella top ten dei miei registi preferiti di sempre.
Se l’attesa per il definitivo ritorno nel mondo del crimine era stata soddisfatta solo in parte con Uomini Che Odiano Le Donne, primo capitolo di una trilogia ancora da compiere e comunque versione americana di una trasposizione cinematografica svedese, il momento tanto atteso è arrivato sul finire del 2014 con Gone Girl, rivelandosi ahimè un’autentica delusione.

Gone Girl by David Fincher

Gone Girl by David Fincher

La prima cosa che infastidisce è il taglio terribilmente televisivo della narrazione e dei dialoghi, spesso esageratamene lunghi ed inutili, per non parlare della fotografia le cui sfumature cerulee potevano funzionare per i climi freddi di Millenium, ma qui rendono il Missouri e New York ambientazioni posticce.
Dov’è finita la tensione ininterrotta di Seven? Dove le atmosfere sporche ed inquietanti di Zodiac?
Se da un lato bisogna riconoscere a Fincher una critica intelligente ad una certa televisione d’inchiesta che non vede l’ora di sbattere il mostro in prima pagina ed uno sguardo acuto sul rapporto matrimoniale che dovrebbe farci riflettere tutti, questo unito alla giusta dose di sangue al momento opportuno non basta a risollevare il film dalla noia e dalla prevedibilità.
Il secondo elemento problematico è senza dubbio la scelta di Ben Affleck come protagonista, ruolo di cui evidentemente non è stato in grado di farsi carico, confermando la mia convinzione per cui il suo vero ed unico talento sia quello dietro la macchina da presa.
La mono espressione usata indistintamente per provare rabbia, frustrazione, sorpresa, dolore ed orgasmo ci ricorda che il suo successo di attore si è costruito negli anni col sostegno di comprimari di razza che nel fim di Fincher sono venuti totalmente a mancare: Rosamunde Pike, Carrie Coon e Kim Dickens, rispettivamente moglie, gemella e detective sono infatti nomi e volti poco conosciuti la cui celebrità durerà poco oltre i 149 minuti di questa pellicola da dimenticare.

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