Il Traditore

Negli ultimi vent’anni del 1900, il cancro della mafia si è fatto più maligno a causa della lotta per la supremazia tra  Palermitani e Corleonesi.

Palermo è Cosa Nostra, con i suoi valori e le sue tradizioni antiche, ben rappresentate nella scena iniziale del film per i festeggiamenti di Santa Rosalia, un ritrovo di famiglia che ricorda quello del Padrino di Coppola, dove sacro e profano si sono mescolati fin dai tempi più antichi e dove è nato e si è sviluppato uno Stato nello Stato. Corleone è la Sicilia profonda, quella che tutti vogliono dimenticare ed ignorare perchè gretta, lontana, agricola ma con la fame e la forza necessarie per prendere il potere e dar vita ad un nuovo regno, quello di Totò Riina.

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Il Traditore

Sul finire degli anni ’80, emerge quindi la figura di Tommaso Buscetta, diviso fra l’Italia ed il Brasile, uomo d’onore fino alla fine nonchè primo pentito della storia.

Il film di Marco Bellocchio punta tutto sul dualismo interiore del protagonista, un Pierfrancesco Favino nella sua migliore interpretazione di sempre, raccontando la sua posizione scomoda all’interno della cosca anche prima di collaborare con i giudici, il suo essere un padre di famiglia, un amante ed un marito devoto e le nefandezze compiute che lo hanno fatto diventare il boss dei due mondi.

Seppur la fotografia dia alla pellicola quel costante sapore da fiction tv, la potenza del materiale trattato la rende coinvolgente e dolorosa, mentre si ripercorrono le ferite di un paese che continua a combattere ancora oggi un nemico che sembra cambiare volto e adattarsi ai tempi in maniera sorprendente.

La parte centrale, quella del Maxi Processo che si svolse a Palermo dal 10 febbraio 1986 al 30 gennaio 1992, è sicuramente la migliore di tutto il film, tanto da sembrare un pezzo di teatro in cui spicca l’eccellente Luigi LoCascio che recita in siciliano stretto per la figura di  Salvatore Contorno. Ciò che purtroppo non viene approfondito è il rapporto tra Masino e Giovanni Falcone durante i colloqui che portarono alle 487 pagine di verbale in cui si comprese per la prima volta la struttura gerarchica di Cosa Nostra ed il modo per combatterla.

Altro passaggio fondamentale ma liquidato frettolosamente, è infine il processo a Giulio Andreotti, accusato da Buscetta di essere uno dei principali referenti politici dell’organizzazione, quasi a voler suggerire che ci sono troppi passaggi che è meglio ancora non affrontare.

Ciò che resta è un messaggio importante, un invito a non dimenticare, all’essere sull’attenti perchè il nemico è sempre in agguato, pronto a coglierci impreparati nei momenti di debolezza come in quelli di felicità, come l’ombra della mafia che si allunga e si accorcia al ritmo di un paese che spesso vuole ignorare di non essere veramente libero.

Voto 3.5/5