J. Edgar

“L’America non è mai stata innocente. Abbiamo perso la verginità sulla nave durante il viaggio di andata e ci siamo guardati indietro senza alcun rimpianto” .
Nell’incipit di American Tabloid (1995) sembra essere racchiusa l’essenza del pensiero di Eastwood regista che,narrando la biografia di J.Edgar Hoover ripercorre alcuni dei passi più salienti della storia degli Stati Uniti .

Contrariamente al romanzo di James Ellroy però,la presentazione dettagliata e puntuale dei fatti non si accompagna ad un ritmo altrettanto martellante e vivace ed almeno nella sua prima parte la pellicola risulta a tratti lenta e poco coinvolgente.

J.Edgar

J.Edgar

E’ come se il regista californiano volesse giocare con noi spettatori svelando le sue carte poco per volta , facendo sì che si mantenga costantemente un certo distacco misto a diffidenza nei confronti del controverso direttore e padre putativo dell’ FBI .

L’ottimo Leonardo Di Caprio , già in odore di nomination agli Oscar , mette in scena un personaggio che dietro l’apparente forza e determinazione nasconde ossessioni e paure che lo portano a rinunciare ad affetti e vita privata per la carriera , mentre si isola gradualmente dal mondo reale diventando sempre più sospettoso ed aggressivo.

Ostinazione e rigidità gli impediranno di rendersi conto che il mondo cambia inesorabilmente senza che lui possa averne ancora il controllo assoluto e fino alla fine continuerà a negare anche a se stesso di aver spinto ben oltre il limite estremo il concetto di legalità , per sacrificarlo allo strumento ricattatorio sempre e comunque autorizzato in nome della Giustizia.

Proprio nel momento di maggior fragilità emotiva , quando seppur per un solo attimo Edgard abbassa le sue difese dopo una lite violenta , ecco arrivare la chiave di volta,quel pathos e quell’empatia che finora erano mancati e che fanno imboccare al film una nuova direzione.

Se prima i personaggi della segretaria Naomi Watts e della madre Judi Dench erano restati nell’ombra,ora acquistano maggiore potenza scenica proprio mentre viene posto in primo piano il difficile e contrastato rapporto con Tolson , un incredibile Armie Hammer che spesso ruba la scena allo stesso Di Caprio.

Ecco quindi che noi spettatori ci dimentichiamo degli accadimenti storici e degli intrighi di potere per ritrovare nelle parole mai dette e nei sentimenti mai svelati fra i due protagonisti,l’umanità ed insieme la speranza che sembrava non potessero trovare posto in questo cupo spaccato di storia americana.

La bravura di Eastwood sta proprio nell’aver saputo raccontare sapientemente il parallelismo tra vita pubblica e vita privata di Hoover ed il difficile compito di mantenerle sempre divise per poterle vivere entrambe…una lezione da cui ogni uomo di potere dovrebbe trarre insegnamento anche oggi.

Voto 4/5

Elisabetta Baou Madingou

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