Le Verità

La Cerimonia del tè che si pratica in Giappone sin dai tempi più antichi ha quattro principi costitutivi…

1 Armonia :la relazione ospite-invitato riflette la caducità della vita, attraverso gli oggetti scelti ed il cibo servito che cambiano a seconda della stagione e del ritmo naturale delle cose. Armonia significa quindi liberarsi da ogni pretesa o estremismo, sulla via della moderazione buddhista.

2 Rispetto verso ogni persona che ci permette di capire l’essenza condivisa di ciò che ci circonda.

3 Purezza nel senso etimologico del termine: pulendo la stanza del tè, l’ospite spazza via anche le proprie preoccupazioni e i vincoli mondani, preparandosi ad accogliere il bello di un’esperienza altrimenti non esperibile.

4 Tranquillità «Seduto lontano dal mondo, all’unisono con i ritmi della natura, liberato dai vincoli del mondo materiale e dalle comodità corporali, purificato e sensibile all’essenza sacra di tutto ciò che lo circonda, colui che prepara e beve il tè in contemplazione si avvicina a uno stadio di sublime serenità [..] Trovare una serenità duratura in noi stessi in compagnia d’altri: questo è il paradosso»

locandina

Le Verità

Sembra proprio che fra le mura della meravigliosa dimora con giardino nel centro di Parigi, si nasconda una prigione dove ognuno di questi elementi è chiuso in una stanza senza che tutto fluisca nell’equilibrio.

Il film di Hirokazu è quindi una cerimonia mancata, che si apre con il commento infastidito della protagonista, Fabienne Daugeville, a cui viene servito un tè non abbastanza caldo nel bel mezzo di un’intervista…

Sempre il tè è l’unica preoccupazione durante la noiosa lettura collettiva del copione di un film ed ancora motivo di disappunto quando la figlia Lumir, per ovviare all’errore di aver dato alla mamma una tazza che scotta, ci riversa una bottiglia d’acqua per far raffreddare l’infuso rovinando tutto.

La vita non è forse un costante tentativo di riconciliarsi con noi stessi e con gli altri?

Mentre Fabienne deve fare i conti con la vecchiaia e con una carriera d’attrice ormai crepuscolare, accoglie, respinge ed impartisce lezioni a tutti gli ospiti, che reclamano costantemente la sua attenzione, la loro parte nel suo libro di memorie appena pubblicato, da cui sono stati esclusi…

Meglio essere una cattiva madre, una cattiva amica e una buona attrice.

E anche se tu non mi perdoni, il pubblico mi perdona.

Non bisognerebbe mai fidarsi dei propri ricordi, in fondo: spesso decidiamo noi cosa dimenticare e cosa no, altre volte è il gioco della memoria che mischia le carte in tavola…

Il primo lavoro europeo del regista di Un Affare Di Famiglia è un soffio delicato che lascia grande libertà di azione a Catherine Deneuve e Juliette Binoche, interpreti sempre perfette anche nei momenti in cui viene a mancare la fluidità del racconto.

Poi però ci sono dei tocchi poetici, come il rumore del metrò che si sente più nitido ora che le foglie del giardino non attutiscono più i rumori,o l’abito nero col colletto bianco che Fabienne dona alla giovane collega Manon, identico a quello indossato dalla Deneuve in Belle De Jour, mentre basta guardare il cielo per sentire che Parigi è splendida d’inverno.

Voto 3/5