Sulla Mia Pelle

Fatto: il 15 ottobre 2009 Stefano Cucchi viene fermato a Roma dai carabinieri, perquisito e trovato in possesso di sostanze stupefacenti per cui ne viene decisa la custodia cautelare.

Fatto: il 22 ottobre 2009 Stefano Cucchi muore all’ospedale Sandro Pertini per cause in fase di accertamento.

locandina

Sulla Mia Pelle, 2018

Si soffre, si soffre terribilmente durante tutti i cento minuti di una pellicola che racconta senza sbavature nè eccessi la sorda agonia di un ragazzo di trentun’anni che in soli sette giorni si spegne poco alla volta nel silenzio vuoto di un sistema giudiziario pieno di lacune.

L’abuso di potere dei carabinieri, la violenza vigliacca nascosta dietro alle uniformi e all’omertà dell’Arma suscitano rabbia ed indignazione al pari dell’omissione di soccorso e dello scarico di responsabilità dei funzionari statali, dei secondini, degli operatori ospedalieri, dei medici e persino dei giudici.

La mascella rotta, gli ematomi in testa e sul viso, le due vertebre fratturate in seguito alla prima scellerata notte di detenzione sul corpo del giovane che si fa sempre più debole e sottile, transitano davanti agli occhi di tutte queste persone troppo impegnate a compilare referti e documenti per avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, in quel percorso tortuoso e sterile come solo la burocrazia italiana può essere.

Sullo sfondo, una famiglia distrutta, totalmente ignara dell’incubo che si sta consumando dietro le mura del carcere, mentre da buoni ed onesti cittadini i genitori e la sorella di Stefano (una Jasmine Trinca decisamente sottotono) pensano che la giustizia stia facendo il suo corso…

Il film di Alessio Cremonini è un pugno allo stomaco, sostenuto integralmente dalla magistrale interpretazione di Alessandro Borghi, che si conferma uno dei migliori attori italiani attualmente in circolazione.

Il merito più grande della pellicola è forse quello di raccontare Stefano Cucchi per quello che era: un ragazzo debole, problematico, che aveva già deviato dal percorso della “normalità”, un animo perso che nella tragedia si nasconde sotto una coperta, rifiuta l’aiuto, decide di non raccontare la violenza subita, si relaziona alle autorità con l’atteggiamento infantile di chi oppone resistenza proprio nel momento di maggior bisogno.

Ma è nel non essere in grado di tutelare soggetti come questo che risiede la più grave mancanza di ogni sistema democratico che si rispetti e che dovrebbe invece essere un faro irreprensibile proprio nella tutela degli ultimi.

Voto 4/5

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...