The Lobster

Sono sempre stata affascinata dalla fantascienza distopica per il modo di raccontare con stridente ferocia un futuro immaginario spaventoso.
Penso a capolavori della letteratura come “ Brave New World” di Huxley o “1984” di Orwell che hanno saputo descrivere ed anticipare molti tratti caretteristici della nostra realtà moderna che, vista con gli occhi di allora,  era semplicemente il peggiore dei mondi possibili.

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Ecco perchè l’opera prima in lingua inglese di Yorgos Lanthimos, Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes, mi ha subito incuriosita…
In un domani non meglio specificato, dove anche il mare è grigio e tutti sono vestiti allo stesso modo, i single sono costretti a soggiornare in un hotel per 45 giorni, il tempo massimo che hanno a disposizione per trovare un compagno prima di essere trasformati in animali.
Risulta subito evidente che l’amore o il sesso non hanno nulla a che vedere con questa ricerca perchè alla base di ogni relazione vi è semplicemente la “ compatibilità”.
E’ proprio sul significato di questo termine che il regista greco indaga per 118 interminabili minuti di scene metaforiche, attimi mozzati e dialoghi così didascalici da risultare irritanti.
Essere compatibili significa il più delle volte che uno dei due deve abbassarsi a somigliare all’altro nei suoi difetti peggiori, nelle sue mancanze o addirittura nelle sue menomazioni col risultato che ogni coppia è inevitabilmente più infelice di un solo individuo già poco sereno…E se qualcosa non dovesse funzionare, l’arrivo di un figlio aiuterà a salvare la situazione..dicono.
L’unico elemento che ho apprezzato è l’ultimo desiderio espresso da una delle ospiti dell’albergo prima di essere tramutata in un pony: guardare “Stand By Me” con River Phoenix e Richard Dreyfuss. Un film scelto non a caso dal regista perchè racconta i tredici anni di un gruppo di ragazzini, quel preciso periodo della vita di tutti noi in cui la felicità risiedeva nelle amicizie che sarebbero diventate, anche se ancora lo ignoravamo, le più importanti di tutta la nostra esistenza e di quel senso di scoperta ed avventura che ogni giorno sapeva regalarci…prima di scoprire l’altro sesso…
Credo farei la medesima scelta, essendo la pellicola di Rob Reiner una delle mie preferite di sempre e più in generale penso che a volte rivedere qualche vecchio film sia molto più istruttivo che guardare al cinema un’opera nuova inutile e pretenziosa come, per esempio, questa.

Voto 1/5